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Giovanni Bozzolo
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Lago di Caldonazzo 2019
di raffaele gambigliani zoccoli
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La stagione di fondo chiude i battenti (sic) con le gare di Licata, Laigueglia e Caldonazzo e per squisite ragioni logistiche mi oriento verso la montagna. In passato avevo già nuotato in Valsugana per delle massacaranti – almeno per me – dieci km, ma nel frattempo l’organizzazione è cambiata e la distanza dimezzata. La gara vale anche per il campionato regionale del Trentino-Alto Adige nonché per l’assegnazione del titolo di campione nazionale universitario (bei tempi…).

Il clima è perfetto - caldo ma non troppo - l’acqua viene ufficializzata a 25° gradi (a me sembra più fresca) e il lago è un olio, con una leggera corrente verso Nord.
Prima della nuotata assistiamo a una regata a cronometro valida per il circuito regionale di canottaggio a squadre. Sul campo di gara ci sono tantissimi giovani – un gran movimento - e tutta la giornata viene commentata da un impeccabile cronista - nemmeno fossimo nell’anticipo televisivo calcistico di Sky.

Punzonatura veloce senza gradita maglietta – quest’anno le magliette sono diventate l’eccezione con gravi conseguenze per la mia disposofobia – e siamo pronti per partire.

Il percorso è un quadrilatero che segue i confini nord del bacino - quadrilatero da compiere due volte in senso antiorario, con l’ultimo lato più corto rispetto ai primi tre. A gareggiare siamo meno di novanta, equamente divisi tra master e agonisti con partenze separate come da regolamento. Il campo gara è presidiato da un gran numero di imbarcazioni e la partenza ritarda di una buona mezzora.

Al fischio dei giudici cerco di partire con brio e alla fine del primo lato mi trovo in coda a un gruppetto di una decina di master. Provo a risalire nel secondo lato ma il ritmo è serrato e senza sensi di colpa rimango in ultima posizione fino all’inizio dell’ultimo lato lungo del secondo giro – e qui chiedo venia alla mia battistrada per i miei “pin pin” distribuiti lungo tutta la gara, l’unica scusante è che la visibilità del lago non è quella del mare. Passata la penultima boa siamo ancora in dieci e visto che ci potrebbe essere qualcuno della mia categoria provo a spingere con una traiettoria diversa dal gruppo – a metà lato non vedo più nessuno e quando comincio a pavoneggiarmi pensando di aver seminato tutti mi ricongiungo all’ultima boa con il solito gruppetto che nel frattempo si è dimezzato – siamo in cinque, parte lo sprint e sono il più lento ma l’unico che non sbaglia l’imbuto, dote inutile visto l’enorme vantaggio accumulato dagli altri che all’ultimo si accorgono dei richiami di giudici e speaker e mi arrivano davanti.

In un lapis tagliano il traguardo Andrea, Luca, Maria Giulia (2° in cat.) e Cristina (2° in cat.) e il ristoro ci riserverà un ricco menu proteico. Ma siamo in Trentino – il mix composto dai giovani vogatori e l’immancabile stand della Forst comincia a produrre un fiume di birra – un fiume decisamente primaverile – e se non dovessi guidare per il ritorno ci sarebbe da stendersi in riva al lago e rimanere a bere birra fino al tramonto.

Proviamo comunque ad aspettare le premiazioni che vanno per le lunghissime – un po’ perché prima di noi ci sono i vogatori (che ormai hanno raggiunto un invidiabile tasso alcolico) - un po’ perché quando finalmente arriva il nostro turno vengono premiate tutte le categorie degli agonisti per poi passare al campionato regionale e poi al campionato nazionale universitario e quando finalmente tocca a noi poveri master scopriamo che vengono premiati solo i primi - pazienza, cercheremo di andare più forte il prossimo anno!

Bella giornata, bello nuotare per una volta senza l’ansia delle correnti e delle meduse - anche se le onnipresenti foglie regalano tutte le volte un piccolo brivido - e un plauso agli organizzatori che hanno disegnato con successo questa prima edizione! Infine un plauso a giudici e cronometristi – che belle le gare col chip!

A presto
Raffaele

 
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