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Giovanni Bozzolo
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Lanzarote-Fuerteventura
la traversata di Roberto Capra
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Dopo 5 settimane dalla traversata delle Bocche di Bonifacio, mi trovo a Lanzarote (Canarie) per una nuova avventura, il mio debutto in Oceano, nella “XIII Travesía La Bocaina 2012”, la traversata dello stretto da Lanzarote a Fuerteventura, sulla distanza di 15 Km.

Qui le condizioni sono più impegnative rispetto al “Mare nostrum”; le Canarie sono definite le Hawaii d'Europa: vento, correnti, onde, maree ….. non manca nulla. Vivo la vigilia con un po' di apprensione, la stanchezza fisica si fa sentire, ma soprattutto a preoccuparmi è quella mentale …. riuscirò a nuotare nell'Oceano?

Venerdì 12/10 c'è la riunione tecnica, viene spiegato il regolamento della gara, le condizioni meteo, gli orari. Ho subito un'ottima impressione degli organizzatori, non potrebbe essere altrimenti hanno la responsabilità di 85 atleti. Osservo i miei compagni di avventura, sono quasi tutti molto giovani, gran parte sono degli “Ironman” (triatleti di lunghe distanze) e delle Canarie.
Per garantire la sicurezza dei nuotatori ci dividono in 3 gruppi, io sono in quello che partirà per primo. Insistono molto sul fatto che il gruppo deve rimanere unito, chi arriva oltre il tempo limite ai punti di rifornimento (barche in mezzo all'Oceano) sarà squalificato ed issato a bordo delle barche d'appoggio. Se non si giunge in tempo, vuol dire che non si hanno le caratteristiche per terminare la gara in sicurezza.

Generalmente parto piano, per cercare di ambientarmi, capire come mi sento, questa volta, appena entro dovrò subito dare il 100 %.
La notte passa agitata, le info ricevute in riunione si trasformano in pensieri negativi, devo ritrovare la concentrazione e la serenità.
Mattino di sabato 13/10 il ritrovo è a “Playa Dorada”, ultimi controlli, foto di rito. Non sono ancora le 08.00, ma ad assistere alla partenza ci sono numerose persone. Pochi minuti prima del via, parte dal pubblico un grande applauso, accompagnato dal grido “Buena Suerte”. Noi atleti rispondiamo a nostra volta applaudendo, mi commuovo. Purtroppo in Italia raramente si assiste a simili dimostrazioni sportive.
Il giudice scandisce i secondi alla partenza, poi il via, entro in acqua, è iniziata.
Mi sono prefissato di raggiungere subito la barca che indica la rotta e rimanervi vicino, a quel punto valuterò quale ritmo il gruppo impone alla gara. Formiamo un piccolo gruppetto di testa, cerco di nuotare al mio ritmo e vedo che anche gli altri lo mantengono, anzi ogni tanto qualcuno perde acqua.

La prima ora passa tranquilla, mi sento bene, siamo rimasti solo in tre in testa, mi assale un dubbio sarò partito troppo forte?
Sento una scossa seguita dal bruciore vicino alla bocca, evviva! Ho fatto conoscenza con le meduse dell'Atlantico. Ci metto un po' a capire come sono fatte per cercare di evitarle. Sono piccole e totalmente trasparenti, rinuncio ad individuarle, alla fine ne avrò prese 4, sempre in faccia.

Usciti dalla copertura dell'isola di Lanzarote, vedo il vento che disegna le raffiche sull'acqua, si alza l'onda, sulle creste si rompe la spuma bianca …… è il messaggio che mi manda l'Oceano per ricordarmi che sono a casa sua.

Diventa difficile respirare senza bere, cerco di mantenere la calma pensando a tutti i chilometri fatti in allenamento, alle precedenti traversate, ai sacrifici fatti per essere qui, mi ripeto come un mantra “ce la puoi fare, ce la devi fare”.
Nonostante tutto continuo ad essere davanti al mio gruppo, mi giro per vedere dove sono gli altri, sarà colpa delle onde ma vedo poche cuffie gialle, guardo il barcaiolo che mi risponde con un “Vamos, todos bien”.
Vedo più spostati sulla destra gli altri 2 gruppi (rosso e verde), hanno scelto altre rotte. La nostra è più verso la Isola di Lobos, sarà quella giusta? Mi sembra più lunga.

Sono passate 2 ore, ci troviamo nel mezzo del canale, ho capito come affrontare queste onde lunghe, ci sto prendendo gusto a cavalcarle.
Dopo circa 3 ore facciamo la seconda sosta; il gruppetto si è ridotto a 5 persone, tutti gli altri sono molto più indietro. Da una barca sento che dicono “cinco kilometros”, non capisco, abbiamo fatto solo 5 Km in 3 ore??? Afferro il polso di un compagno con il GPS, leggo dei numeri bellissimi 10 Km fatti, sono solo 5 all'arrivo. Mi galvanizzo, lancio un “Vamos Compañeros, a bomba”, gli spagnoli si mettono a ridere, riprendiamo la gara.

Fuerteventura e la spiaggia di Corralejo son sempre più vicini, vedo in lontananza i kite surf, saltare sulle onde, ci siamo.
Voglio fare l'ultimo tratto al massimo, ma sarà per colpa dell'essere stato davanti durante tutta la traversata, che il mio corpo non ne vuole sapere di accelerare. Mi superano in due, non posso farmi battere ora, negli ultimi 200 metri, ne raggiungo prima uno e poi l'altro, arrivo primo del mio gruppo e prima del gruppo verde, in 4 ore e 34 minuti. Una gara fatta con il cuore e con la mente.
Fuori dall'acqua c'è mezzo paese che applaude e non smette di applaudire fino all'arrivo dell'ultimo atleta, è un modo per rendere onore alla fatica che abbiamo compiuto (dovremmo imparare dagli spagnoli).

Doccia, ottimo pranzo e ritiro della tanto agognata maglietta “finisher”, la XIII Travesía La Bocaina è conclusa.

M'imbarco sul traghetto per Lanzarote, il ritorno sarà più rilassante. Mi siedo sul ponte eterno, per assaporare l'ultima aria di mare. Nel canale si balla sulle onde, la prua alza grandi schizzi d'acqua, la schiuma bianca è ovunque. Ma noi poco fa, abbiamo nuotato li???
Un'ultima riflessione, penso di non aver conquistato l'Oceano, è l'Oceano che mi ha concesso di passare.

Roberto Capra

 
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