Mi sono avvicinato a questo (magnifico) sport solo negli ultimi anni, e ho quindi un’esperienza davvero limitata, ma la 5 km di Castiglione è stata sicuramente la mia gara più impegnativa.
Nuvole.
Vento.
Mare Mosso.
Sono queste le condizioni che intravedo al mio risveglio la mattina della gara.
Ma il giorno prima, con un clima nient’affatto diverso, Nazzareno mi aveva rassicurato: “Si nuota?” gli avevo chiesto mentre con gli altri montava la zona degli arrivi “Hai voglia, alla gara di due anni fa il mare era ancora più mosso…”
E allora eccoci in spiaggia, dove come per le altre edizioni abbiamo zona riservata con tanto di lettini e ombrelloni (bravi!). Punzonatura veloce con gradita maglietta e tutti continuiamo a monitorare le condizioni del meteo, che non promettere davvero nulla di buono.
Il percorso è un rettangolo irregolare da compiere due volte in senso antiorario. Si parte a un centinaio di metri dalla riva, ci si dirige sul primo lato lungo verso Riva del Sole per poi rientrare spostati di circa duecento metri verso il mare aperto. Causa i cavalloni abbiamo qualche problema a raggiungere la linea di partenza ma poi finalmente si parte – tutti insieme visto che siamo un centinaio – e come sempre cerco di rimanere esterno per prendere meno botte possibili. Nonostante il mare mosso non sembra difficile nuotare, ma solo perché siamo a favore di corrente e dopo metà del primo lato prendo la prima medusa sul braccio. Ma non è una medusa isolata, ce ne sono tantissime, alcune in veri e propri banchi. Poche bracciate e ne prendo altre due, una molto fastidiosa sul viso e una terza sull’altro braccio.
Questa è la mia ultima gara di stagione, penso, e non ho proprio voglia di ritirarmi, però nuotare in mezzo alle meduse mi muove il sistema nervoso. In ogni caso provo a continuare e verso la fine del primo lato mi metto in scia a una cuffia del Nuoto Grosseto (forse Riccardo Casini, ma posso sbagliarmi). In verità siamo un gruppo molto numeroso, una trentina di master che inseguono un altro gruppo poco più avanti di noi. Cerco di rimanere incollato alla mia guida senza dargli troppo fastidio, ma non è un’operazione facile perché il primo lato corto e il secondo lato lungo sono contro corrente e nuotare diventa difficile. Sul primo lato corto sembra di stare in un parco giochi tanto balliamo, un parco divertimenti dove non mancano le meduse. Il secondo lato lungo è infinito, non si arriva mai, l’unica ancora psicologica è di essere in un bel gruppo dove si riesce a rimanere in scia, ma non è un bel nuotare, visto che non riesco a vedere nessuna boa e la sensazione è quella che i nostri battistrada – per riuscire a controbilanciare la corrente e mantenere la rotta – nuotino più verso il largo che verso la meta.
Ma finalmente arriviamo alla fine del secondo lato lungo e poi alla boa di metà gara.
Sono distrutto, fisicamente per la fatica e psicologicamente per le meduse – mi hanno preso altre due volte – e perché so quello che mi aspetta: un altro giro come quello che ho terminato tra mille fatiche. Per di più il gruppo si è del tutto volatilizzato (ma dove sono finiti tutti gli altri improvvisamente?) e siamo rimasti in tre, un master dalla cuffia arancione – che si presenta dandomi una poderosa gambata a rana sul costato (davvero è così difficile non scalciare “forte” al giro di boa?) e un master dalla cuffia verde variopinta, più un quarto master dalla cuffia rossa che ci precede di una ventina di metri. Dietro “cuffia arancione” cominciamo a inseguire “cuffia rossa” visto che è impossibile vedere la boa (e chissà se lui la vede…) ma appena intravedo le prime meduse rallento perché ne ho prese abbastanza.
Nonostante tutto riesco comunque a tenere gli altri tre master (cuffia rossa va molto più veloce di noi, ma ogni tanto si ferma sconsolato e mentre lui studia il percorso noi lo raggiungiamo) per tutto il secondo giro che sembra ancor più infinito del primo, nuotiamo nuotiamo ma non arriviamo mai… rimaniamo insieme fino a quando vedo la penultima boa dell’ultimo lato lungo. A questo punto siamo “liberi” e prendiamo tutti traiettorie diverse e non saprei dire chi del nostro terzetto riuscirà ad arrivare per primo al traguardo. Nell’ultimo lato corto sono però sicuro di superare cuffia rossa: la corrente ci porta violentemente verso la piaggia e lui sbanda ancor più del sottoscritto. Negli ultimi cento metri torniamo a nuotare in un parco giochi, perché il mare mosso si trasforma in enormi cavalloni che mi fanno ruzzolare su me stesso almeno tre volte e ci vuole tutta la bravura di Nazzareno (che si sbraccia alla boa Nord dell’imbuto per tutti quelli che stanno arrivando) per farmi infilare imbuto e traguardo.
E quando finalmente tocco non so se essere più arrabbiato per tutte quelle meduse o felice per essere riuscito a nuotare in un mare davvero impossibile. Termino sesto nella mia categoria in un’ora e trentotto, venti minuti in più (ovvero oltre un chilometro di bordi) di quello che ci impiego abitualmente. Il mio conterraneo Raffaele Riccò è già asciutto da un pezzo - è arrivato secondo in categoria ma anche secondo assoluto master (bravo!) dietro Lorenzo Martini e davanti a Paolo Perrotti.
Il rinfresco è abbondante e seguito – come tradizione – dal “pasta party” e dalle premiazioni per i primi tre classificati di ogni categoria. I giudici sono veloci a stilare le classifiche e contemporaneamente bravi ad aspettare anche gli ultimi arrivati (come ha già scritto Maurizio anch’io però non sono d’accordo, per quanto lo preveda il regolamento, a classificare fuori tempo massimo chi è rimasto in acqua in quelle condizioni per oltre due ore).
Un plauso come sempre agli amici del Nuoto Grosseto, al di là delle condizioni del mare e delle meduse (a loro non certo imputabili) la gara è stata ottimamente organizzata, con molte barche a nostro supporto. Avrei solo aggiunto (ma io non avrei visto nemmeno quelle…) un paio di boe di direzione lungo i lati lunghi, con un mare così agitato avrebbero senza dubbio aiutato.
Anche quest’anno purtroppo è finita, ma dipende dai punti di vista: Marika è contentissima…
Ora ci attende il solito lungo inverno e gli interminabili allenamenti al coperto.
Ciao a tutti
Raffaele
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