chiudi
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
by
Giovanni Bozzolo
e-mail
Follonica 2011
di raffaele gambigliabi zoccoli
chiudi


Per motivi diversi le ultime cronache non erano piaciute.

“Davvero noiosa!” mi aveva detto Carlo, dopo quella di Senigallia.
“Noiosa?”
“Continui a scrivere: ‘ho visto Tizio’, ‘ho salutato Caio’…”
“Caio???”
“E a chi importa?”
“Ma…”
“Credimi, davvero noiosa!”

Come contraddirlo?
In gran parte dei suoi scritti Hemingway racconta la (sua) vita di tutti i giorni ma è così efficace a narrarla che riesce a rendere interessante anche la schiuma da barba mattutina.
E così, visto che Hemingway è più irraggiungibile di Cleri, avevo quasi deciso di smettere, ma poi arrivo a Follonica nel sabato più caldo dell’anno, la spiaggia è ancora deserta, il mare è un olio interrotto solo dai profili delle isole, l’acqua è calda, chiara e trasparente, insomma mi trovo in un ambiente idilliaco e mi domando: “come si fa a non descrivere una giornata così?”

Mentre continuo ad ammirare l’orizzonte i miei vecchi - che mi hanno accompagnato dalla Versilia – si sistemano nel bagno opposto alla partenza; trentacinque euro a ombrellone, più costoso della giornata di gara...
Della mia squadra si presenta solo Raffaele Riccò, secondo nella sua categoria e più che intenzionato a rosicchiare qualche punto a un capoclassifica non iscritto all’evento.
Dopo la veloce punzonatura (con gradita maglietta e vino in omaggio) io e Raffaele ci scaldiamo in un’acqua che – contrariamente all’anno passato – non ospita nessuna medusa.

Il percorso è un rettangolo da compiere due volte in senso orario e le boe, grazie alle ottime condizioni atmosferiche, sono perfettamente visibili.
Siamo più di centocinquanta e la partenza viene divisa in due gruppi, agonisti e maschietti fino ai 35 anni nella prima batteria, tutti gli altri nella seconda.
Nella prima sessione vedo che i giudici fischiano il via non appena i primi si posizionano sulla linea della partenza e così, contrariamente alle mie abitudini, cerco di stare davanti nelle fasi di avvicinamento.
E infatti anche nella seconda batteria il fischio è immediato e cerco di partire forte, ma durante le ferie ho nuotato pochissimo e mi accorgo subito che non sarà la mia gara migliore. Dopo la prima boa, vicina alla partenza, comincia il primo lato lungo del rettangolo. Davanti a me riconosco la cuffia bianca di Gustinelli, che di solito viaggia vicino ai miei tempi, provo a raggiungerlo ma ogni volta che scruto l’orizzonte vedo che la distanza è aumentata. Dopo un quarto d’ora di sforzi decido di rinunciare - sto nuotando da solo e faccio troppa fatica – lascio andare il master fiorentino e mi accodo a una coppia alla mia sinistra – composta da Daniele Giacomelli e Laura Fiorenzani - che tiene un ritmo sostenuto ma non impossibile. I due nuotano senza scatti e senza muovere troppo le gambe ed è facile seguirli senza rompere le scatole.
Continuo a rimanere in scia per tutto il resto della gara, godendomi l’acqua limpida e stupenda - la pace del nostro terzetto viene interrotta solo nel primo lato lungo del secondo giro, quando un master ci raggiunge da dietro e comincia a zigzagarci nel mezzo, facendomi perdere più di una volta sia la scia che il ritmo. Ma a un certo punto l”intruso” si annoia, si defila sulla destra e piano piano ci semina.
Procediamo ordinati fino al traguardo e quando finalmente tocco l’arrivo mi accorgo di essere davvero provato, le ferie non mi hanno aiutato. Ringrazio le mie guide e Daniele mi confida che erano più di quindici anni che non faceva una gara. “Bentornato allora!”, gli rispondo incitandolo a continuare.

Finiti gli arrivi ci spostiamo nella zona delle premiazioni, i giudici sono rapidissimi e i risultati arrivano in nemmeno mezz’ora. In classifica c’è qualche incongruenza (non sono stati tenuti in considerazione i tempi delle due partenze) ma i cronometristi sono bravi e veloci anche a correggere i loro errori.
Arrivo nono sui diciannove presenti nella mia categoria, ho impiegato un po’ meno tempo del solito – 76 minuti - ma le condizioni del mare erano davvero perfette. Raffaele arriva secondo negli m30, uno “sconosciuto fortissimo” – nel senso che non lo aveva mai incrociato quest’anno - gli ha parzialmente rovinato il suo piano di rimonta.
Segue il buffet – in cui gli atleti dimostrano la loro abilità nel nuovo stile “a cavalletta” – e le premiazioni, ma tra i tavoli si parla già della Byron, la grande classica della settimana successiva.

Mentre torno verso la spiaggia penso ancora ad Hemingway, a come avrebbe colorato l’evento. Forse avrebbe inserito una nuotatrice dal fisico mozzafiato, una baionetta di guerra o un cocktail cubano. O forse no, con la sua prosa diretta avrebbe descritto solo l’essenziale, la luce del mare o le ripetute bracciate necessarie per raggiungere la boa successiva.


Raffaele Gambigliani Zoccoli

 
chiudi