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Giovanni Bozzolo
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Livorno
commento di raffaele gambigliani zoccoli
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Fatico molto, moltissimo, a convincere Marika.

Nel 2009 non le era piaciuto:
"Cemento al posto della spiaggia!"
"Ma dai..."
"Non si poteva nemmeno noleggiare un ombrellone!"

E in effetti l'organizzazione è a due facce. Se da un lato trovo dirigenti veramente disponibili (Vittorio Gallo risolve in un lampo il problema della mia iscrizione fantasma), punzonatura veloce, gradita maglietta, maccheroni squisiti, veloci e più che abbondanti, dall'altro la location continua a sembrarmi infelice: ingresso a pagamento (non gli atleti) e senza la possibilità di avere una zona riservata (possibile che per qualche ora non si riesca a lasciare uno spazio con gli ombrelloni?) con gli accompagnatori che sono costretti a bivaccare ed a arrangiarsi in una delle giornate più torride dell'anno.

Anche nel campo di gara ho avuto questa sensazione "a due facce". Da una parte mi è sembrato che ci fossero più barche e canoe rispetto alle altre gare - e questo fornisce sicurezza e a volte anche "direzione" - dall'altra ci siamo imbattuti in alcuni subacquei alla partenza e nelle fasi di arrivo molti si sono "incrociati" con bagnanti che tagliavano tranquillamente l'imbuto senza rispettare il campo di gara.

Il percorso è un triangolo stretto da percorrere due volte in senso antiorario, il lato corto è l'ultimo dei tre. Complice le numerose gare di fondo del week-end - Sestri, Punta Marina, Caorle - i modenesi si sono dispersi su tutto il territorio nazionale, e all'appello risultano solo Chicco Messerotti, Carlo e Francesco Gamberini.

Prima della partenza discorro di pulci (di mare) con Luca Grassani, che il giorno prima era a Punta Marina e che più del sottoscritto percorre in lungo e in largo l'Italia per partecipare alle gare.

Alla sirena mi trovo - caso strano - correttamente allineato e parto forte tentando di tenere un buon ritmo. Lungo il primo lato nuoto alla destra di un gruppo numerosissimo, ma è difficile perché siamo in tanti e mi trovo più di una volta incastrato senza nessuna via di fuga. Alla prima boa i nuotatori davanti accelerano, faccio fatica a tenere il passo e dopo un centinaio di metri mi trovo ultimo (dietro non vedo nessuno) di un gruppo di una dozzina di persone. In verità sono distanziato di una decina di metri e così cerco di migliorare lo stile e di seguire in scia le bolle lontane. Sforzo dopo sforzo riesco a riprendere il gruppetto a metà del ritorno. L'inseguimento si ripeterà anche per il lati lunghi del secondo giro - alla boa il gruppo accelera, lo perdo e lo riprendo dopo cinquecento metri. Alla volata finale rimango saldamente in "ultima posizione", cerco di non sbagliare l'imbuto e chiudo in ottanta minuti, nono su ventitré nella mia categoria. Risalgo sul cemento e attendo l'arrivo di Francesco e Chicco, mentre Carlo si ritira per problemi di stomaco.

Come al solito riparto subito per evitare il traffico, ma questa volta i giudici e i cronometristi sono velocissimi (veramente bravi) e arrivano prima i risultati della mia partenza.

Chiudo con una considerazione su quanto scritto da Massimo in altra sede (squalificare chi sbaglia l'imbuto). Se da una parte è giusto rispettare il regolamento dall'altro, specie per un amatore come me che il più delle volte guarda le classifiche partendo dal basso, penso che essere squalificato per aver sbagliato l'imbuto sia mortificante, più giusto e corretto mi sembra far tornare indietro l'atleta per fargli emendare i suoi errori. Quanto poi a ripescare i "fuori tempo" (casi estremi a parte) lo trovo ancor più mortificante, significa negare la possibilità a quelli più avanti negli anni (ma la vita è una ruota e Dio volendo prima o poi invecchieremo tutti) di partecipare a questo bellissimo sport.

 
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