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by
Giovanni Bozzolo
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Baratti - Piombino
di raffaele gambigliani zoccoli
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Baratti e Maratona.
Non ci ho mai provato, quindici chilometri in ventiquattrore.
L'anno passato avevano tentato alcuni master della mia Società.
Si erano ritirati tutti.
Per il freddo.

“Per il freddo?”
“Non riuscivamo ad andare avanti.”
“Ma dai, in luglio?” “
“Da congelare.”
“Sarete stati stanchi per il giorno prima.”
“Non eravamo stanchi, era il freddo.”
“Ma dai, il freddo in luglio…”

Siamo andati avanti per tutto l'inverno.
E così quest'anno avrebbe provato il sottoscritto...

Il venerdì dormo in Versilia e alle sei meno un quarto sveglio Marika.
E' il suo compleanno.
“Auguri”
E mentre si sveglia:
“Ecco il regalo”
E mentre lo scarta:
“E' tardi, dobbiamo partire”.
Del resto, penso mentre sfreccio lungo la dorsale tirrenica alle prime luci dell'alba, quale regalo migliore di portarla in uno dei luoghi più belli del mondo, un golfo che amalgama i colori della Maremma alla suggestione della Roma Imperiale, gli odori della pineta marittima alle illusioni cromatiche del mare?

A Baratti la mia Società si presenta finalmente al gran completo, Raffaele (Riccò), Marco, Stefano, Daniele (neopapà in settimana), Anna, Paola, Eugenia più Giulia iscritta ai Vigili del Fuoco di Modena. Con una partecipazione così folta scatta la gara nella gara, devo cercare di prendere meno distacco possibile da Daniele e di battere Marco e Paola che hanno i miei stessi tempi nelle ripetute invernali.

Parcheggio riservato, punzonatura veloce, graditissima maglietta ricordo e siamo già in spiaggia. Il tempo non è dei migliori ma l'acqua è un olio.
“Meduse?” chiedo preoccupato ai primi che rientrano dal riscaldamento.
Nessuna, ma qualcuno ammonisce sull'avvistamento di uno squalo nei paraggi - l'ultimo attacco mortale del resto è stato proprio in queste acque.
Digerirà anche il chip mi chiedo mentre comincio il riscaldamento.

Il percorso è un quadrilatero da percorrere in senso antiorario, i lati lunghi sono quelli dispari, l'imbuto è vicinissimo all'ultima boa.
Due partenze, le donne a dieci minuti dagli uomini.

E proprio mentre entro in acqua dopo la chiamata sopraggiunge un improvviso quanto violento tremito intestinale - di origine nervosa? - che non mi colpiva da innumerevoli gare.
Mi immobilizzo.
Mal di pancia.
Freddo.
Non posso fare cinque chilometri col mal di pancia, mi dico, sarebbe una roba da matti.
E mentre sono lì con l'acqua che mi arriva poco sopra alle caviglie, immobile come un cretino, mentre sono lì che penso solo al mio stomaco e al freddo sento la sirena della partenza e come in un film vedo tutti che cominciano a nuotare verso la prima boa.
Porca miseria mi dico e d'istinto comincio a nuotare cercando di recuperare il gap e di chiudere l'angolo che mi separa dalla prima boa. Dopo qualche minuto riesco a raggiungere un gruppo ben definito, mi accodo e mi riposo dallo scatto iniziale. Nuoto tranquillo, il mal di pancia è parzialmente passato e alla virata della seconda boa provo a uscire sulla destra e a mettermi in testa al gruppo, ma è un errore perché il gruppo successivo è a cinquanta metri e da dietro mi lasciano la responsabilità di tirare e leggere il percorso. Nuoto basandomi sul gruppo irraggiungibile e arrivo senza problemi alla terza boa e alla fine del primo giro.
A quel punto sono stanco di tirare - non è nella mia natura - e fortunatamente vengo superato da una coppia del Nuoto Grosseto con in testa Riccardo Sodini, che conosco di vista. I due hanno un'andatura splendida con poco movimento di gambe ed è facile accodarsi.
Sodini alza il ritmo, il gruppone alle mie spalle comincia a perdere qualche pezzo, io fatico a resistere ma tengo la scia e ci facciamo insieme tutto il secondo giro.
Negli ultimi cinquecento metri Sodini alza ulteriormente il ritmo - all'arrivo mi dirà poi che aveva paura di essere “fregato” da “qualcuno” alle sue spalle - e arriviamo nell'ordine che abbiamo tenuto per tutto il secondo giro.

Al traguardo ricompaiono mal di pancia e il freddo, anche perché nel frattempo si è rannuvolato e minaccia pioggia. Guardo la spiaggia “sperando” di non vedere Marco e cercando Daniele ma anche lui - sorprendentemente - è dietro e arriva subito dopo.
Con Raffaele e Daniele aspettiamo gli altri della squadra, Marco, Paola, Giulia ed Eugenia che hanno fatto la gara insieme, Stefano e Anna che si è ritirata all'ultima boa perché aveva freddo e aveva paura delle onde che si stavano alzando.

Come sempre ci aspettano maccheroni e cocomero, bagnati purtroppo, perché la pioggia rovina - parzialmente - lo splendido lavoro organizzativo.
Alle premiazioni scopriamo che Eugenia ha vinto nella sua categoria mentre io e Raffaele siamo arrivati quarti nelle nostre.

La sera dormo da un amico che ha casa poco lontano e la mattina successiva si ricomincia, i dieci chilometri della Maratona. Della mia squadra (memori dell'anno precedente nessuno tenta la doppietta) si presenta solo Francesco Messerotti accompagnato da altri due modenesi, Carlo e Francesco Gamberini iscritti al Nuoto Grosseto.
Punzonatura veloce come il giorno precedente, la quota d'iscrizione ci regala splendida borsa più maglietta più soprammobile più mangiata finale, niente male, davvero bravi.

Durante la preparazione rinnovo i complimenti a Sodini per aver tirato il giorno prima e lui mi inviata a fare la gara insieme a lui. Se non mi ritiro, mi confida, l'acqua è fredda, troppo fredda per me, mi sa che faccio due chilometri e abbandono.

Il percorso è cambiato rispetto all'unica volta che ho fatto la gara, invece dell'interminabile giro unico c'è un triangolo di cinque chilometri a cinque boe da percorrere in senso orario con direzione iniziale verso Piombino.
La partenza è la fotocopia del giorno precedente, appena entro in acqua comincia il mal di pancia e parte il freddo, molto freddo. Qualcosa non va, forse ho esagerato con gli integratori e qualcuno di quegli intrugli mi ha fatto male. Provo a partire ugualmente nel gruppo di Sodini, ma siamo in tanti e rinuncio a rimanergli incollato, è più agevole accodarmi a lisca di pesce al suo gruppo facendo meno fatica possibile. Ma contrariamente al giorno prima il male allo stomaco continua a farsi sentire, anzi è sempre più forte, e faccio molta fatica a nuotare.
Alla boa di metà giro sono ancora insieme al gruppone con cui sono partito. Nella fasi di virata individuo Nicola Fratti della Modena Nuoto e mi accodo a lui. In vasca va molto più forte di me, gli starò dietro finché riuscirò. Alla boa dei 3 chilometri e mezzo alzo la testa e vedo che abbiamo perso il gruppo principale, sono a cinquanta metri da noi e il male continua. Non rialzo più la testa, bado solo a rimanere incollato a Nicola e quando arriviamo alla fine del primo giro vedo che - davvero bravo - è riuscito a ricucire lo strappo con il gruppone davanti.
Poco prima della boa dei cinque chilometri, però, Nicola si ferma e si toglie gli occhialini. Gli urlo qualcosa ma continuo, sono sicuro che se mi fermo arriva altro freddo, ancora cento metri e anche il gruppone si ferma per mangiare ma anche qui non mi accodo, se butto giù altra roba chimica il mio stomaco impazzisce. Vado avanti quindi, cominciando il secondo giro dietro l'unico master dalla cuffia giallastra che come me non si ferma a mangiare.
Dopo circa un chilometro siamo ancora soli, lui si ferma e mi dice che è il mio turno di tirare.
Ha ragione ma il mal di pancia è sempre più forte, mi metto davanti ma non riesco a vedere dove si trova la boa, il mare si è leggermente alzato, mi fermo, faccio qualche bracciata a rana, qualche bracciata a stile, mi rifermo, continuo a non vedere la boa, mi volto cercando il gruppone che abbiamo lasciato alle nostre spalle ma non vedo nessuno, forse ci hanno superato e non ce ne siamo accorti.
Continuiamo così per un pezzo, fino a quando vediamo finalmente la prima boa del secondo giro, però sto sempre peggio e ho freddissimo, chiedo al mio compagno di tirare ma lui non si muove dalle mie spalle.
Nuoto un po' a rana e un po' a stile, ma è agonia pura.
E così appena vedo passare un gommone, anche se davvero ci tenevo e mi sono allenato da matti per fare l'accoppiata, alzo le mani, prima volta in carriera e chiedo di essere ripescato.
“Numero 88”, sento che dicono alla radio “ritirato”.
E mi tirano sul gommone.
“Cos'hai?”
“Freddo, molto freddo”
“Una coperta termica all'arrivo” dicono alla radio mentre cominciamo a sfrecciare sull'acqua.
Ma sto già meglio, non c'è bisogno ci coperte. Mentre torniamo indietro vedo - non senza invidia - gli altri gruppetti di nuotatori che si danno da fare nell'acqua.
Mi sbarcano all'arrivo e, dopo una breve quanto opportuna sosta ai box di Salivoli riesco a vedere gli arrivi degli agonisti e dei master. I modenesi più veloci sono i ragazzi della Modena Nuoto, Marco Affronte ci mette meno di 3 ore, Nicola Fratti che avevo seguito lungo il primo giro 3 ore e sette minuti. Francesco Gamberini arriva in tre ore e trentotto, mentre Carlo e Chicco Messerotti sono gli ultimi due classificati con quasi quattro ore di tempo.
Mangiamo qualcosa sotto il tendone dell'organizzazione - tutto a base di cozze - e poi ripartiamo.
L'accoppiata quest'anno non è riuscita.
Forse è destino.
Forse, semplicemente, occorrerà ritentare.

 
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