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by
Giovanni Bozzolo
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Cavallino Tre Porti 2011
di raffaele gambigliani zoccoli
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Giulia mi aveva avvertito:
“Ci sono le liane, non vengo”.
“Le liane?!?...”
“L'ho fatta due anni fa, c'erano le liane…”
“Ma dai Giulia, le liane?”
“Le liane, non vengo”.

E alla fine, come al solito, mi è toccato andare da solo, duecentosettantachilometri andare e duecentosettantachilometri a tornare. Dei modenesi si iscrive solo Raffaele Riccò, che però è già nel veneziano in vacanza.

Parto alle sei di mattina, prendendomi due ore di margine sulla tabella di marcia, due ore preziose perché dall'aeroporto di Venezia cominciano le code che mi faranno perdere un'ora abbandonate rispetto a quanto stabilito dal navigatore. Qualche master, sapremo dopo, rimarrà ingolfato nel traffico e non riuscirà ad arrivare per tempo.

L'organizzazione è a due facce: perfetta quella logistica (parcheggio riservato agli atleti, struttura del campeggio, punzonatura, chip di gara etc) carente nell'omaggistica; anche se negli anni abbiamo accumulato decine di magliette è sempre bello averne una “in memoria” dell'evento e un minimo di buffet all'arrivo sarebbe stato gradito al posto della magra merendina confezionata.

Il riscaldamento è perfetto quanto ingannevole: acqua calda e molto salata, poca onda e niente meduse.
Con Raffaele Riccò socializzo con gli altri “emiliani”, Walter, Luca e Alberto e faccio conoscenza con un empolese che mi annuncia che quest'anno gareggerà per almeno 100 chilometri di lunghezza (complimenti, io non arriverò nemmeno a metà!...).

Il campo di gara è delimitato da tre boe da percorrere in senso antiorario tre volte. Una boa è situata a circa duecento metri dalla partenza, le altre due sono molto vicine, più o meno 700 metri a destra della prima.

Parto defilato per non prendere la consueta razione di botte ma la sensazione del riscaldamento si rivela sbagliata; il mare è mosso con una fastidiosa onda lunga che ci condizionerà per tutta la gara. In più una forte corrente ci butta verso riva e ci costringerà a nuotare puntando sempre verso il largo.
Dopo duecento metri dalla prima boa - infine - si materializzano “le liane” di Giulia, che in realtà sono gruppi di alghe che si appiccicano alla faccia e che vanno tolte con una bracciata a “tergicristallo”.
Il primo lato lungo di ogni giro è il più fastidioso da affrontare, il lato corto tra le due boe vicine (verso il largo e tutto controcorrente) lento ed impegnativo.

A metà del primo lato lungo mi accorgo di nuotare al centro di un gruppetto di una quindicina di master, gruppetto che all'inizio del ritorno si sfalda in due tronconi lasciandomi alla testa del secondo. Visto che con l'onda lunga non riesco assolutamente a capire dove si trovi la boa di ritorno mi sforzo di ricompattare i due gruppi cucendo in scatto la ventina di metri di gap.
Nel gruppone è veramente un miracolo riuscire a non scontrarsi dopo ogni onda (veramente bravi tutti!). Non si riesce il alcun modo a rimanere in scia, bisogna sempre alzare la testa e per evitare di sbandare contro qualcuno cerco di nuotare da solo sul lato aperto, tanto è la corrente a riportarti naturalmente verso la spiaggia.

Per un giro e mezzo prendo come punto di riferimento un master dalla cuffia blu (numero 101 di gara) che nuota senza sbandare troppo, ma insieme ad altri si sfila lungo il secondo giro. Il campo di gara ristretto ci porta a “incrociare” lungo il percorso gli agonisti partiti cinque minuti prima di noi o qualche master che sta andando più forte o più lento, ma visto che siamo costretti a nuotare alzando la testa riusciamo ad evitare gli scontri.

Nell'ultima tornata rimaniamo in sei (mi pare), con due ragazzi dalla cuffia arancione che fanno il ritmo e riescono miracolosamente a capire dove sono le boe, e noi dietro a cercare di non naufragare e a mangiare il minor numero di alghe possibili.

Arrivo con questo gruppo, faccio le mie congratulazioni a uno dei master “arancioni” (veramente bravissimi ad averci guidato) ed esulto per aver finito questa gara estrema a causa l'onda.

Come sempre riparto verso Modena quasi subito, per evitare il traffico che mi ha già tediato al mattino. Più tardi Raffaele mi dirà che ha vinto nella sua categoria (M30) e che io sono arrivato sesto nella mia, molto bene per entrambi!

 
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